Sulle differenze di metodo e fine tra antispecismo debole Vs antispecismo politico

Risposta in un confronto sulle differenze di metodo e fine tra antispecismo debole Vs antispecismo politico. 

È evidente che i pensieri che stanno alla base degli antispecismi (debole vs politico) sono differenti. Per quanto mi riguarda ho imparato ad ampliare la visione dominante-dominato estendendola anche agli animali non umani.

Per mia abitudine, ereditata dal mio habitus, ho sempre ritenuto prioritaria la condizione umana, senza andare in profondità sulle cause-effetti delle discriminazioni. L’antispecismo ha ampliato la mia chiave di lettura, senza fare distinzioni di superficie.

Nella mia visione considero diversi livelli di scenario di azione, non è possibile generalizzare la realtà. E’ possibile analizzare nella loro interezza le “formule generali” che regolano gli equilibri, ma il progetto di dettaglio deve essere sempre specifico. Per esempio: in Fisica l’accelerazione di gravità è una misura ormai alquanto banale e conosciuta ai più, viene indicata con “g“, che convenzionalmente vale 9,81 m/s^2. Ma in realtà g= 9,783(1+A sen^2 L -B sen^2 2L) – 3,086 x 10^-6h in quanto per avere la misura precisa è necessario prendere in considerazione che la Terra: non è una sfera perfetta, ruota su se stessa e non è omogenea.

Stesso discorso vale per le azioni attuate per l’antispecismo: chi è il dominato? Chi è il dominante? Quali relazioni ci sono tra i due quale relazione vi è nei confronti del mondo circostante? Cosa comporta una azione di liberazione e quali sono gli effetti sperati a breve e lungo termine?

Un altro esempio: prendiamo la condizione dell’operaio della Fiat e la condizione della prostituta sull’Appia. L’operaio della Fiat dopo 30 anni di lavoro si trova ad essere vittima di un sistema economico che l’ha messo in cassa integrazione, togliendo la possibilità di assicurare una istruzione adeguata ai figli, la possibilità di mantenere il mutuo sulla casa ed i diritti duramente conquistati. La prostituta di 20 anni invece è stata messa sulla strada a forza, sotto ricatto, non ha nessun tipo di tutela, ed è assoggettata dal pappone che ha come unico obiettivo l’accumulo di denaro. Entrambi sono quindi vittime di un sistema di dominio di tipo economico.

Come risolvere il problema ad entrambi? In un discorso “generale” è lecito dire che è necessario andare contro il capitalismo. E’ lecito dire che è necessario cambiare la società. E’ lecito dire che è necessario mettere i diritti al centro delle politiche sociali. E’ lecito individuare gli interventi strutturali che porteranno all’emancipazione dei due attori dell’esempio, ma nel frattempo è necessaria una azione, che risolva i problemi e permetta ad entrambi di vivere, nelle modalità che verranno analizzate come le più opportune.

Bene, l’antispecismo politico (per come la vedo io) individua un problema comune ad entrambi, ma percorsi di affrancamento specifici che dovranno per forza di cose convergere. Se si libera solo l’operaio, questo manterrà il potere di sfruttare la giovane prostituta. Se si libera solo la prostituta, questa potrà ricadere nella condizione di essere sfruttata dall’operaio.

In termini animalisti, consideriamo l’operaio come l’umano e la giovane prostituta l’animale sfruttato. Se si libera solo l’umano, questo manterrà il potere di sfruttare gli animali. Se si libera solo l’animale, questo manterrà la possibilità di essere sfruttato dall’umano.

E’ importante non dimenticare che è l’uomo a comandare sul pianeta. Se il più forte non si libera dalla cultura del dominio, non si può pensare che il più debole potrà essere mai liberato. Se si indeboliscono entrambi (antispecismo debole 🙂 ) si trasforma l’animale in un antagonista (in termini attuali si basti pensare alle politiche sociali. Fino a qualche anno fa l’immigrato era l’emarginato invisibile ma da quando l’immigrato svantaggiato ha iniziato a godere delle stesse tutele della società civile, questa ha iniziato a considerarlo un usurpatore dei propri diritti). Le politiche sociali, il welfare italiano, sono di fatto la realizzazione dell’antispecismo debole, dove si pone l’attenzione sulla tutela del più debole senza adeguate misure di emancipazione della società dominante, dove lo svantaggiato tutelato diventa il nemico dell’avvantaggiato meno tutelato.

Come avrai notato (riferito all’interlocutore con cui è in corso il confronto, nda) nei miei esempi tendo a mettere al centro l’umano. Questo perché ritengo che il lavoro più difficile e costoso sia quello di mettere il più forte in condizione di non nuocere, non per un mio antropocentismo esasperato…

Per concludere, sono convinto che l’antispecismo debole sia fallimentare e dannoso, ma non mi impegnerò a contrastarlo direttamente, sono convinto che scomparirà per cause naturali.

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