Antispecismo politico Vs antispecismo debole per illustrazioni

Di seguito riporto una mia risposta su un social network dove illustro, con esempi banali estremizzati nella loro semplicità, le differenze l’azione dell’antispecismo politico rispetto all’azione dell’antispecismo debole.

In un vicolo ci sono alcuni ragazzini che giocano a prendere a sassate un piccolo cane e trovano questo gioco molto divertente.

L’antispecista politico in questo contesto vede due profondi disagi: quello della vittima e quello dei carnefici. Analizza il contesto: identifica la vittima come il debole che non può nuocere, colui che non può difendersi e non può fare altro che subire il sopruso. Identifica i carnefici come l’elemento dominante, coloro che possono decidere delle sorti del più debole provando eccitazione nel constatare la propria forza (fisica e simbolica) nella possibilità di annientare l’altro. Analizza anche la possibilità che se al posto del piccolo cane ci fosse stato un branco di lupi, probabilmente i ruoli non si sarebbero invertiti ma, i ragazzini si sarebbero ben guardati dallo sfoggiare atteggiamenti da dominanti diventando al contrario individui innocui alla mercé del più forte. Riflette inoltre sulla possibilità che a questi ragazzini, per vari motivi legati al loro contesto sociale, sia stato insegnato questo tipo di comportamento (direttamente o indirettamente).

A questo punto l’antispecista politico ipotizza le azioni per liberare entrambi gli attori:

  • toglie il cane dalla situazione contingente
  • analizza il contesto sociale dei ragazzini, individuandone le falle, per rendere più efficace l’azione di liberazione.
  • spiega ai ragazzini la sua analisi facendo capire loro che al posto del cane potrebbe esserci stato un qualsiasi altro essere vivente, un qualsiasi altro individuo, un umano, un “altro”, che in condizione di non nuocere avrebbe subito la loro prepotenza.

Il risultato atteso sarà che i ragazzini impareranno il rispetto verso l’Altro e non avranno più atteggiamenti di prevaricazione nei confronti del più debole, umano o non umano che sia (e ci metterei dentro anche le piante, ecco).

Da quello che intuisco dai vari scritti relativi all’antispecismo debole mi sembra di capire che l’obiettivo finale dell’antispecista (debole) non sia la liberazione (emancipazione, illuminazione, come ti pare…) totale, ma solo quella animale. Quindi, l’antispecista debole porrà l’attenzione sul cane e farà la morale ai ragazzini spiegando loro che l’animale è un individuo che deve essere rispettato per la sua individualità, senza preoccuparsi ne del contesto sociale che ha generato la situazione e senza preoccuparsi che non venga reiterato il comportamento verso altri non animali, il che renderebbe incompleta nell’immediato ed inefficace sul lungo termine l’azione di liberazione.

Questa è a grandi linee la mia visione (illustrata) dell’antispecismo politico Vs antispecismo debole.

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